Gossip e teenager, uno spunto per riflettere sull'importanza dell'essere piuttosto che l'apparire...sui social

Easy A – It does matter what we think of ourselves

Ho trascorso una domenica sera molto tranquilla e molto leggera, sul divano: la cena sul vassoio, un buon calice di vino e Netflix. Questa volta non avevo troppa voglia di film impegnativi, né emozionanti, e così ho scelto Easy A, commedia americana con Emma Stone, pubblico di riferimento i teenager…non certo la sottoscritta.

Ebbene, la protagonista è la studentessa di un college in California che, un po’ per caso un po’ per noia, si costruisce la fama della poco di buono, ragazza fin troppo leggera e di facili costumi, in un crescendo esagerato di altrettanto esagerati pettegolezzi, in un college dove sembra spopolare il perbenismo e la bigotteria, e le notizie volano sui social. Olive, un po’ stufa di vivere nell’anonimato, un po’ preoccupata del sentirsi fin troppo trasparente agli occhi dei ragazzi, racconta una bugia da cui parte tutta la storia. La bugia passa di bocca in bocca e cresce a dismisura, provocando una serie di eventi in cui Olive, all’inizio titubante, poi sempre più determinata, cavalca l’onda del pettegolezzo fino a gonfiarla, in proporzioni tali da rischiare di esserne travolta. Invece, ne esce indenne e trionfante. Perché? Perché non si lascia schiacciare dalle ferite e dalle delusioni e ha fiducia in sé stessa.

Intelligente e sfacciata, acuta e strafottente, la protagonista mi ha fatto pensare a mia figlia e alle mie alunne, ai ragazzi di oggi, che crescono in questo mare mosso e frenetico di post, like e visualizzazioni, di musically e instagram, twitter e compagnia bella. I social dove si litiga e si dibatte, si chiede l’amicizia e ci si dichiara, dove si imitano i famosi e si diventa famosi, appunto, postando immagini e video a migliaia, e poi milioni, di sconosciuti follower, e la notorietà sembra la chiave di tutto. Non importa cosa dicono, purchè parlino di noi e ci rendano virali? Non so. Io da questa commedia, che forse tutto voleva tranne farmi riflettere, ho tratto una conclusione e oggi l’ho scritta alla lavagna, a beneficio dei miei studenti di inglese: It doesn’t matter what people think of us. It does matter what we think of ourselves.

E se Olive è così sicura di sé da farsi beffe di chi la infama senza alcuno scrupolo, anzi addirittura allo scopo di ‘redimerla’, ebbene è perché ha solide basi e affetti sicuri: splendidi i suoi dialoghi a tavola con i genitori e il fratellino adottivo, il suo weekend scatenato e casalingo con il cane a farle compagnia, e la serata in cui confida le sue disavventure alla mamma.

Incredibile cosa può sortire una tranquilla domenica sera sul divano!

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