Venite a Genova

Oggi, a due mesi di distanza dal crollo del Ponte Morandi, vogliamo pubblicare un testo non nostro, che abbiamo scovato in rete e ci ha commosso. Le parole sono di Martina Puccini, una ragazza di 26. Le sue parole le condividiamo e ci uniamo a lei in questo appello a chi non è di Genova, perché la venga a scoprire.

Venite a Genova. Veniteci davvero. Adesso più che mai. Adesso che si respira un’aria diversa, dolorante, acciaccata ma vivida, tenace e battagliera.

Venite a Genova, respiratela, vivetela, assaporatela e godetevela tutta. Venite a Genova, sedetevi qui, al Porto Antico, guardatevi attorno, compratevi un pezzo di focaccia caldo, esitate qualche minuto su una panchina all’ombra e respirate a pieni polmoni. Si è vero, forse a questo punto, sentirete qualche odorino di mare, qualche piccione o qualche gabbiano si avvicinerà, ma che importa. Venite a Genova e salite sul Bigo, anche se, è meglio spostarsi di qualche metro e salire sull’ascensore di Eataly. Fate su e giù e guardate davanti a voi. L’Expo è bellissimo da lassù. Venite a Genova e non visitate soltanto l’acquario.

Spostatevi un po’ e risalite per i vicoli, quella è Genova. Passate dal giardino del Palazzo del Principe, risalite per via del Campo e se potete entrate nella Basilica di San Siro, nel quartiere della Maddalena. È un po’ defilata, l’ho scoperta l’anno scorso per la prima volta. Ma quanto è bella!

Venite a Genova e risalite ancora un po’ per i vicoli, fino alla Cattedrale di San Lorenzo. Val la pena rimanere con il naso all’insù, guardarsi negli occhi con quegli imponenti leoni che le fanno da guardia. Venite a Genova e poi fermatevi a fare aperitivo in Piazza delle Erbe e ricredetevi. Non ci sono solo anziani.

Venite a Genova e, per cena, non fatevi mancare le trofie con il pesto in centro storico. Un doveroso quanto paradisiaco cliché.

Venite a Genova e rifugiatevi in Spianata Castelletto. Sedetevi su un muretto e, se non soffrite di vertigini come me, perdetevi nelle mille luci che dominano la città.

Venite a Genova e poi spostatevi anche un po’ più in là. Percorrete l’Aurelia e lasciatevi guidare dall’orizzonte sconfinato, dai pini marittimi, da quel paesaggio così austero quanto incantato. Venite a Genova e, dopo aver passato la giornata di mare a Camogli, in una giorno non troppo affollato, non perdetevi il tramonto di Boccadasse con in una mano un conetto di frittura e un bicchiere di vino. Rimanete lì e ascoltate. Ascoltate tutto.

Venite a Genova, prendete una cartina, alla vecchia maniera e scoprite tutti i luoghi che questa vi suggerisce. Nulla vi deluderà.

Venite a Genova e poi prima di andare via, passate dal “nostro ponte”. Dedicategli quarantatré secondi, bastano. Nessuno di più. Guardatelo e poi promettetegli di tornare ancora.

Gli darete una mano. Ci darete una mano.

Martina Puccini

2 Comments
  • Ferdi Pavia
    Posted at 17:08h, 15 ottobre Rispondi

    Commovente.!

    • Floriana
      Posted at 18:37h, 15 ottobre Rispondi

      Davvero… sono parole molto toccanti! grazie per il tuo commento.

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