Zena la Bella

Sabato 18 agosto sono andata ai funerali solenni, celebrati alla Fiera di Genova per le vittime del crollo del Ponte Morandi. Migliaia di persone come me erano lì, e come me, al termine della cerimonia, se ne sono andate, incamminandosi sull’asfalto rovente, in silenzio. Migliaia di persone in silenzio.

Ho pensato a lungo se fosse davvero il caso di scrivere qualcosa qui, su HyggeLab. Nelle ore e nei pochi giorni trascorsi dopo il crollo, io, Claudia e Floriana abbiamo deciso insieme di fare silenzio nel blog e sui social, perché il silenzio era l’unico gesto sensato e possibile. E ora?

Tornando in bicicletta dai funerali ho pensato al mio 14 agosto. Quando il ponte è crollato ero in casa con i miei figli e un amico che mi aiutava a montare le mensole dell’Ikea, fuori diluviava…e ora, mentre scrivo, incredibile, improvvisamente diluvia, come allora. Eravamo ignari di quello che era successo, ignari, operosi e protetti. Una mattina di pura hygge, quando ho i figli qui con me, e nessuna particolare ambizione, solo il piacere lento di stare insieme. E poi Floriana mi ha chiamato, per sapere come stavamo, dove eravamo.

Il ponte Morandi per noi è il ponte dell’Ikea, ci passa sopra. L’ho percorso milioni di volte, in un senso e nell’altro, da sola e con i miei figli, con il loro padre. Era il ponte che collegava al Ponente, e noi, una volta, abitavamo a Ponente. Lo percorrevo per andare al lavoro e, negli ultimi anni dopo il trasferimento, per andare dai nonni o al mare d’estate. Avanti e indietro.

Il 14 agosto mi sono sentita triste, ho avuto paura per alcune persone, temuto che fossero su quel ponte, o al di sotto, ho provato anche rabbia, tanta. Ho pensato a questa città, spezzata in due, ferita, e alla fatica che dovrà fare per ricostruire. Ma poi, nel tardo pomeriggio, sono uscita con i miei figli, siamo andati al mare e a mangiare la focaccia al formaggio. Su Corso Italia e a Boccadasse la gente passeggiava, e anche noi siamo rimasti lì fino a tardi, una serata hyggelig in una parte bellissima della nostra città, e fortunata. Non eravamo indifferenti, no, nessuno di noi lo era, eravamo vivi.

Allora oggi ho deciso di scrivere, la mia voce inutile, per chi non c’è più e per chi rimane. Per ricordare le parole forti dell’Iman di Genova, che nel suo breve rito islamico ha parlato di Zena, in arabo ‘la Bella’, che ce la farà, e dell’Italia; nelle sue parole il senso vero di una comunità. Ho deciso di scrivere per chiedere perdono ai parenti delle vittime, in nome di chi non lo ha fatto, perché andava fatto. E per ringraziare il destino che quel giorno ci ha tenuti in casa, perché la vita va avanti, ma su quel ponte potevo esserci anch’io.

Forse tutti i genovesi che sabato erano ai funerali hanno pensato la stessa cosa: potevo esserci anch’io. Anche per questo siamo andati ai funerali, per solidarietà, per immedesimazione, perché il dolore ci ha riportato il senso di una comunità umana cui apparteniamo. Allora celebriamo Genova, Zena la Bella, sosteniamola, aiutiamola a ripartire, vogliamole bene.

2 Comments
  • Antonella
    Posted at 19:13h, 30 agosto Rispondi

    Ciao tesoro mio!
    Che belle le tue parole su Zena la bella, e che meraviglia il vostro sito!
    Lo guardo solo ora, qui il lavoro è sostenuto, la stanchezza tanta, e il mal di schiena mi ha afflitto per una settimana. Comincio a risollevarmi ora, e ora mi dedico un momento hygge per sapere di voi tre, operose creatrici di una fiammella che brillerà per illuminare i cuori di tante persone.
    Spero di vedervi presto, tutte e tre.
    Tua Anto
    Un abbraccio ai ragazzi!

    • Floriana
      Posted at 18:42h, 15 ottobre Rispondi

      Grazie Antonella per le tue parole! siamo contente che il sito ti piaccia! ci dai la carica!!!
      Speriamo di vederci presto davvero!
      Floriana

Post A Comment